Fin da piccolo sono stato circondato da macchine fotografiche: mio padre era un appassionato e passava il tempo a scattare in giro per la Sardegna. È da lì che nasce la mia curiosità per la luce, la composizione e il racconto visivo. A diciott’anni ho iniziato a fotografare per gioco, documentando feste ed eventi tra amici — senza pensare che potesse diventare una professione.
A ventidue anni parto per gli Stati Uniti per lavorare un anno alla Disney. È lì che scopro il mondo dell’hospitality: imparare la gestione del cliente, la comunicazione e il valore dell’esperienza. Dopo quell’anno mi trasferisco a Berlino, dove rimango per oltre tre anni lavorando per la Soho House. In quel periodo mi avvicino al mondo del food in un modo nuovo: cucine più raffinate, cocktail più complessi, un’estetica che mi affascina.
Proprio a Berlino realizzo i miei primi scatti gastronomici, quasi per caso: una collega australiana mi chiede delle foto per un blog, e poi un gruppo di bartender mi coinvolge in un progetto di cocktail catering. Quegli shooting mi cambiano la prospettiva: scopro la possibilità di raccontare sapori e materie attraverso la fotografia, e me ne innamoro.
Dopo Berlino mi trasferisco a Londra, dove approfondisco la food photography collaborando con Soho House, Cecconi’s e diverse riviste tra cui Belgravia Magazine, Time Out London, Evening Standard e soprattutto National Geographic. È un periodo di grande crescita, in cui la fotografia diventa definitivamente la mia direzione.
Tornato in Sardegna, decido di dedicarmi completamente a questo mestiere, unendo la conoscenza del mondo dell’hospitality alla fotografia. Oggi lavoro per ristoranti stellati, cocktail bar, hotel e produttori artigianali. Il mio stile è un chiaroscuro naturale, ispirato alla pittura ma contemporaneo, dove la luce diventa materia e racconto.